Prospettive per il digitale in agricoltura

di Francesco Marinello, Marco Sozzi, Luigi Sartori

Nel 2019 erano oltre 1.600 le startup italiane a offrire servizi digitali in agricoltura dedicate prevalentemente alla tracciabilità del prodotto, ma anche al monitoraggio e alla gestione del campo (irrigazione, concimazioni, trattamenti antiparassitari). In futuro l’agricoltura sarà sempre più digitale, tanto che il valore di questo mercato è previsto in crescita del 35% al 2023 (rispetto al 2020), per un ammontare di oltre 8 miliardi di euro a livello globale.

Dopo essere stato ufficializzato a gennaio a Berlino con l’approvazione di ben 76 ministri europei, ha iniziato a muovere i primi passi, in seno alla Fao, il Consiglio internazionale per l’alimentazione e l’agricoltura digitale, con l’obiettivo di favorire lo scambio di idee ed esperienze aiutando tutto il comparto agrifood a sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Segno sempre più evidente che gli obiettivi di sviluppo sostenibile non possono non considerare le opportunità offerte all’agricoltura dalle tecnologie digitali. Tecnologie in continuo aumento, come dimostra del resto la crescita esponenziale di brevetti depositati a livello internazionale e che supereranno la soglia delle 1.000 innovazioni nel 2020. Tendenza confermata anche da un’analisi 

di Markets and Markets (studio di ricerca americano) sull’agricoltura smart, che vede un aumento del giro d’affari superiore al 35% nei prossimi tre anni (grafici 1 e 2). In effetti qualsiasi imprenditore agricolo non troppo allergico ai nuovi media avrà notato almeno una (per non dire qualche decina) delle oltre 1.600 iniziative imprenditoriali (startup) che sono letteralmente esplose un po’ ovunque nel mondo negli ultimi cinque anni. Un’offerta davvero molto ampia che inizialmente era limitata alle sole attività di campo (quaderni di campagna, applicazioni per la telemetria, gestionali per l’irrigazione, sistemi di supporto alle decisioni, ecc.), ma che nell’ultimo triennio si è ampliata guardando con sempre maggiore interesse a quella parte della filiera che va dal post-raccolta alla tavola.

Un 46% di aziende operanti tra monitoraggi in campo, automazione, irrigazione e gestione aziendale in generale.

Un 24% di startup per la gestione dei processi logistici, di gestione della qualità e di pianificazione delle risorse d’impresa in tutte le fasi che seguono il prodotto dalla raccolta al consumatore finale.

Un 30% di servizi trasversali a tutta la filiera agroalimentare e che da una parte riguardano la gestione degli aspetti finanziari, assicurativi e di digitalizzazione del mercato e, dall’altra, offrono una più efficace gestione e integrazione dei dati, anche a supporto della tracciabilità e della sicurezza alimentare.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 10/2020
Potete visionare l’intero articolo gratuitamente cliccando qui sotto! 

Nel 2019 erano oltre 1.600 le startup italiane a offrire servizi digitali in agricoltura dedicate prevalentemente alla tracciabilità del prodotto, ma anche al monitoraggio e alla gestione del campo (irrigazione, concimazioni, trattamenti antiparassitari). In futuro l’agricoltura sarà sempre più digitale, tanto che il valore di questo mercato è previsto in crescita del 35% al 2023 (rispetto al 2020), per un ammontare di oltre 8 miliardi di euro a livello globale.

Dopo essere stato ufficializzato a gennaio a Berlino con l’approvazione di ben 76 ministri europei, ha iniziato a muovere i primi passi, in seno alla Fao, il Consiglio internazionale per l’alimentazione e l’agricoltura digitale, con l’obiettivo di favorire lo scambio di idee ed esperienze aiutando tutto il comparto agrifood a sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Segno sempre più evidente che gli obiettivi di sviluppo sostenibile non possono non considerare le opportunità offerte all’agricoltura dalle tecnologie digitali. Tecnologie in continuo aumento, come dimostra del resto la crescita esponenziale di brevetti depositati a livello internazionale e che supereranno la soglia delle 1.000 innovazioni nel 2020. 

Tendenza confermata anche da un’analisi di Markets and Markets (studio di ricerca americano) sull’agricoltura smart, che vede un aumento del giro d’affari superiore al 35% nei prossimi tre anni (grafici 1 e 2). In effetti qualsiasi imprenditore agricolo non troppo allergico ai nuovi media avrà notato almeno una (per non dire qualche decina) delle oltre 1.600 iniziative imprenditoriali (startup) che sono letteralmente esplose un po’ ovunque nel mondo negli ultimi cinque anni. Un’offerta davvero molto ampia che inizialmente era limitata alle sole attività di campo (quaderni di campagna, applicazioni per la telemetria, gestionali per l’irrigazione, sistemi di supporto alle decisioni, ecc.), ma che nell’ultimo triennio si è ampliata guardando con sempre maggiore interesse a quella parte della filiera che va dal post-raccolta alla tavola.

Un 46% di aziende operanti tra monitoraggi in campo, automazione, irrigazione e gestione aziendale in generale.

Un 24% di startup per la gestione dei processi logistici, di gestione della qualità e di pianificazione delle risorse d’impresa in tutte le fasi che seguono il prodotto dalla raccolta al consumatore finale.

Un 30% di servizi trasversali a tutta la filiera agroalimentare e che da una parte riguardano la gestione degli aspetti finanziari, assicurativi e di digitalizzazione del mercato e, dall’altra, offrono una più efficace gestione e integrazione dei dati, anche a supporto della tracciabilità e della sicurezza alimentare.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 10/2020. Potete visionare l’intero articolo gratuitamente cliccando qui sotto!