La Sardegna a difesa del “suo” Cannonau

di Enrico Toschi – Dottore in agraria

ORIGINI DEL CANNONAU

Il vitigno Cannonau è il vitigno a bacca nera più diffuso in Sardegna, il vitigno autoctono sardo per antonomasia. Il Cannonau sembrava essere giunto in Sardegna dalla Spagna, durante il dominio aragonese, attorno al 1400. Ma nel 2002 vennero trovati dei vinaccioli di Cannonau a Borore, nel sito archeologico di Duos Nuraghes, facendo cadere l’ipotesi della discendenza spagnola. Oggi l’ipotesi più accreditata è che il Cannonau provenga dell’Oriente e sia stato portato sull’isola dai Fenici, colonizzatori ma soprattutto promotori della coltura vinicola nel Mediterraneo.

CARATTERISTICHE

Il Cannonau presenta affinità morfologiche con diversi vitigni autoctoni di altre regioni, tra cui il Tocai Rosso di Barbarano, la Vernaccia nera di Serrapetrona e la Grenache francese, la Garnacha o l’Alicante spagnolo, tuttavia le sue caratteristiche lo rendono unico nel panorama nazionale e mondiale.

Dal punto di vista ampelografico, le caratteristiche del Cannonau comprendono la foglia, reniforme od orbicolare, di un colore verde molto lucente, con margine a dentellatura regolare, il grappolo, di grandezza media, cilindrico-conico, serrato, gli acini medio piccoli, di colore nero-violaceo, ricchi di pruina. L’epoca di maturazione del cannonau è medio-tardiva ed avviene verso fine settembre.

Dal punto di vista agronomico il Cannonau ha una produzione non molto elevata, una buona vigoria e capacità di adattamento, il che spiega la sua diffusione in aree molto diverse dell’isola sia dal punto di vista climatico che pedologico. Il Cannonau viene infatti coltivato in quasi tutta la Sardegna, con l’esclusione dei terreni non idonei alla sua crescita.

La denominazione di origine più importante per il Cannonau è la Cannonau di Sardegna DOC, i cui vini devono essere ottenuti dalle uve Cannonau in purezza. Possono concorrere alla produzione del vino anche uve provenienti da altri vitigni a bacca nera però devono essere raccomandati o autorizzati nella regione sarda, nella misura massima del 10%.

Il vino ottenuto dal Cannonau può presentarsi negli stili liquoroso, fermo o passito. Ha un colore rosso rubino più o meno intenso, tendente all’aranciato con l’invecchiamento. Al naso è gradevole, mentre al palato il suo sapore è secco, sapido e caratteristico. La versione ferma deve avere una gradazione alcolica minima del 12,5%. Il grado zuccherino dei mosti del Cannonau risulta piuttosto elevato, mentre l’acidità fissa è modesta. 

Per le uve coltivate sui terreni pesanti di pianura e su quelli sabbiosi delle zone costiere il caratteristico aroma del vino risulta particolarmente accentuato, mentre per le uve coltivate su terreni granitici, o se sono vendemmiate precocemente rispetto alla maturazione tecnologica standard, l’aroma risulta più lieve e delicato.

La Sardegna rischia di perdere il marchio Dop

Dal 2019 l’isola corre il rischio di perdere la singolarità del suo Cannonau, vino tutelato con la Dop, marchio per l’origine protetta, e di vederlo produrre con lo stesso nome in altre regioni d’Italia. Tutto questo in seguito all’approvazione l’anno passato del regolamento 33/2019 dell’Ue, andato a integrare il regolamento 1308 del 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le domande di protezione delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali nel settore vitivinicolo, la procedura di opposizione, le restrizioni dell’uso, le modifiche del disciplinare di produzione, la cancellazione della protezione nonché l’etichettatura e la presentazione , dove i vini tipici della Sardegna erano tutelati sia nel momento della richiesta del marchio, sia con le restrizioni nell’uso dello stesso. Singolarità ed elementi di distinzione che potrebbero saltare nella norma nazionale che recepirà in Italia la nuova normativa comunitaria.

Cosicché il vino che, come testimoniato da recenti scoperte archeologiche veniva prodotto sin dall’età nuragica, potrebbe essere commercializzato, con tanto di etichetta, anche fuori dalla Sardegna. Gli altri vitigni a rischio, sono il Nuragus di Cagliari (1.880 ettari coltivati in tutta la Sardegna), il Nasco che conta 147 ettari (131 nella vecchia provincia di Cagliari), il Semidano (38 ettari dei quali 17 a Cagliari e 20 a Oristano) e il Girò (88 ettari).

All’interno del regolamento delegato Ue 33/2019, è l’articolo numero 50 ad essere oggetto di polemiche, in particolare il paragrafo 2 recita:

“Un prodotto vitivinicolo che non reca una denominazione di origine protetta o una indicazione geografica protetta ma che reca in etichetta l’indicazione della varietà di uve da vino è certificato conformemente all’articolo 12 del regolamento di esecuzione (UE) 2018/274.”

Il nuovo regolamento sembra quindi voler mettere l’accento su una normativa già esistente, il regolamento 2018/274, il quale tuttavia circoscriveva la possibilità di utilizzo del nome del vitigno in etichetta quale indicazione facoltativa ai sensi dell’articolo 12 del Regolamento 1308/2013, considerata come

“…un’autorizzazione dalle autorità competenti degli Stati membri per certificare l’origine o la provenienza, le caratteristiche, l’annata o le varietà di uve da vino.”

 

Secondo Mariano Murru, il responsabile di produzione, ricerca e sviluppo della cantina Argiolas:

“Cannonau di Sardegna, Nuragus di Cagliari, Nasco di Cagliari, Giro di Cagliari; Sardegna Semidano, non saranno più blindate, ma i vitigni che ne fanno parte potranno essere utilizzati in altri territori e nelle indicazioni in etichetta dei vini prodotti in questi territori al di fuori della nostra Isola. Tra questi vitigni più esposti ci sarà sicuramente il Cannonau, diffuso e commercializzato in altre regioni con altri sinonimi e che gode di grande interesse da parte di altri Consorzi di tutela e dei produttori non sardi, per la maggiore notorietà e quindi appetibilità commerciale rispetto ai sinonimi equivalenti. Il Cannonau rappresenta per la Sardegna una bandiera, un elemento fortemente distintivo tale da non poter parlare delle tradizioni e della cultura della Sardegna senza includere il Cannonau e viceversa; è uno degli elementi identitari, un simbolo della nostra Isola; un legame rafforzato recentemente dalle scoperte archeologiche, che ne attestano la presenza in Sardegna dà migliaia di anni e da analisi genetiche che mostrano importanti differenze rispetto ai suoi sinonimi”

Anche Coldiretti Sardegna protesta contro il nuovo regolamento UE , in particolare definisce la norma come:

…assurda e da rispedire immediatamente al mittente, attraverso una presa di posizione forte e collettiva guidata dalla Regione Sardegna, la norma europea che rischia di liberalizzare l’uso del nome dei vitigni e quindi di poter vedere nelle etichette di altri vini italiani il nome di alcuni vitigni tipici sardi, in primis il Cannonau, simbolo della nostra viticoltura, ma anche del Nuragus, Nasco, Semidano e Girò.

Il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu aggiunge:

Questa battaglia ci deve vedere tutti in prima linea ed uniti, sarebbe una sconfitta non solo della viticoltura ma di tutta la Sardegna vedere i nomi dei nostri vitigni storici in etichette di vini non sardi. Ci appelliamo alla Regione affinché faccia tutti i passaggi formali del caso e batta i pugni nel tavolo in difesa della nostra distintività consapevole che non si troverà da sola che avrà il sostegno sicuramente di tutta la Coldiretti e siamo certi di tutto il popolo sardo.