IMPATTO DELL’EMERGENZA COVID SUL SISTEMA VITIVINICOLO:
intervista con Franco Passador

Direttore Generale Gruppo Vi.V.O. Cantine

Quali pensa saranno le maggiori ripercussioni che peseranno sul settore vitivinicolo a causa di questa situazione a breve termine?

” La gravità, la straordinarietà della situazione in cui versiamo, a livello sanitario, sociale ed economico, non consentono di delineare prospettive e scenari futuri positivi. Preoccupano seriamente le previsioni CERVED, in base alle quali, a seguito dell’emergenza Covid-19, nel nostro Paese, il 10% delle aziende fallirà e si perderà un elevato numero di posti di lavoro, al punto che si profilerà una vera emergenza sociale.

Previsioni che speriamo vengano smentite dalla realtà, ma non prive di fondamento.

In questo scenario, Vi.V.O. Cantine sta lavorando strenuamente per reggere la forza d’urto della crisi che incombe, nella consapevolezza che si impongono valutazioni ulteriori e nuove decisioni, a partire dall’organizzazione e dalla gestione aziendale, come pure sul piano operativo per arrivare a quello produttivo, commerciale ed amministrativo.

Le sfide che ci attendono sono serie e decisive per il nostro settore, quello vitivinicolo, nonché per l’economia del nostro comparto e del nostro Paese, data la struttura estremamente ampia del mondo produttivo. Si consideri, ad esempio, che il nostro Gruppo Cooperativo consta di 2.000 Soci produttori e raggiunge 110 milioni di euro di fatturato consolidato: numeri che da soli lasciano intuire l’ampiezza e l’articolazione del sistema nazionale. Di conseguenza la responsabilità è enorme, su tutti i fronti. “

Quali contromisure pensa sia utile utilizzare per controbilanciare l’effetto negativo sui mercati?

” In questo momento, il nostro sforzo è prevalentemente diretto a proseguire nella realizzazione di interventi già programmati e avviati di ammodernamento tecnico e strutturale dei nostri stabilimenti, al fine di garantire un miglioramento qualitativo dei nostri prodotti e al contempo una maggiore redditività aziendale. Sul piano commerciale, invece, stiamo elaborando delle strategie mirate ed efficaci per cogliere le nuove sfide che si profilano, sempre confrontandoci con la nostra rete di relazioni, sia in Italia che all’estero.

Nello specifico, la nostra analisi e quindi la nostra pianificazione muovono dalla consapevolezza che esistono sostanzialmente due livelli di impatto: uno immediato e uno a medio-lungo periodo.

Nell’immediato vi è una problematica oggettiva, molto diffusa, peraltro, dovuta alla dilazione dei pagamenti, che tende a caratterizzare il nostro mercato, ma che a causa del coronavirus già sta determinando e determinerà un evidente peggioramento in tale direzione. Si consideri inoltre che molta parte di quei crediti potranno non essere riscossi, con una ripercussione fortemente negativa sui bilanci aziendali.

È evidente che saranno fondamentali le misure economiche e finanziarie che sia il nostro Governo che l’UE metteranno in campo, ma le prime manovre in tal senso non sembrano incoraggianti. “

 

” Serve poi un piano strategico straordinario a livello comunitario che comprenda, ad esempio, l’autorizzazione alla distillazione di 2/3 milioni di ettolitri di vino giacente nelle cantine italiane, per ottenere alcol da destinare possibilmente alla produzione di igienizzanti utili per l’emergenza Covid-19, nonché l’adozione della vendemmia verde, e parimenti altre iniziative contemplate dal “Piano salva vigneti”. Si tratta di misure sicuramente importanti ed urgenti, capaci di prospettare uno sviluppo concreto a vantaggio dell’economia del settore e del Paese, a costo zero per lo Stato.

A medio-lungo termine, seppur sia difficile fare previsioni, è opinione condivisa che ogni emergenza comporti profondi cambiamenti nelle scelte dei consumatori per ragioni di ordine economico, come pure per il delinearsi di un nuovo orizzonte sociale e culturale.

Questo implica, da parte delle aziende, per un verso, il perseguimento di una produzione capace di intercettare le esigenze reali del consumatore, per altro verso, un maggior impegno nel partecipare alla creazione di un mondo ecocompatibile ed ecosostenibile e nel ricostruire un clima di fiducia nei confronti del Made in Italy, eccellenza riconosciuta nel mondo. 

Come reagiranno i mercati esteri?

” I mercati esteri soffrono le medesime difficoltà proprie del nostro Paese, anche se, per taluni aspetti, più attenuate e connotate da un certo ritardo, correlato ai tempi di diffusione del virus.

Vero è che l’emergenza finanziaria è forte a livello continentale e globale. E vi è ragione di ritenere che si tratti di una crisi non passeggera ma strutturale e sistemica. Si vedano al riguardo i recenti report di Goldman Sachs e Standard & Poor’s per i quali l’Europa e gli Stati Uniti stanno seguendo un percorso simile a quello della Cina, con forti limitazioni ai contatti interpersonali e alla operatività delle aziende, che causeranno nel secondo trimestre il crollo della domanda.

Si consideri, poi, che ad oggi l’esportazione risente tra mille problemi anche della difficoltà nella circolazione delle merci, attualmente frenata da controlli stringenti, soprattutto in direzione di alcuni Paesi, che spesso si tramutano in divieti di transito dei camion, determinando, nell’ipotesi migliore, gravi ritardi e costi aggiuntivi ingiustificati.

Di conseguenza, si corre il serio rischio che, tra qualche mese, quando si inizierà a pianificare la nuova vendemmia, le cantine non abbiano venduto il vino vinificato la scorsa annata e quindi non vi sia spazio per il nuovo, andando così ad immettere una ingente quantità di prodotto sul mercato e a determinare una forte contrazione dei prezzi.

E questo succederà anche in Spagna e in Francia, con un’enorme eccedenza di vino in Europa.

Dobbiamo solo augurarci l’emergenza si superi entro il secondo trimestre di quest’anno, diversamente temo molte aziende soccomberanno. In vero, dovremmo poter contare sugli aiuti della Comunità Europea e sui finanziamenti messi a disposizione dall’Italia, ma sembra non esservi la volontà politica. Anzi forti sono le resistenze e persino le opposizioni per parte dei Paesi del Nord. “

Quali potrebbero essere dei validi aiuti per sostenere la filiera da parte di istituzioni e enti pubblici?

” Oltre alle misure già suggerite e auspicate, ritengo in questi ultimi anni in Italia siano stati compiuti studi di particolare interesse e si siano elaborati progetti notevoli da parte del Ministero delle Politiche Agricole, degli Assessorati all’Agricoltura delle singole Regioni, e di altre Agenzie a cominciare dai PSR (Programmi di Sviluppo Rurale,) co-finanziati dal Fondo Europeo Agricolo e destinati alle aziende agroindustriali, fino ai più recenti (CdS) Contratti di Sviluppo, riguardanti imprese con progetti di investimento minimi di 7,5 milioni di euro, al Bando dell’Agenzia di Sviluppo Mendelsohn denominato “Architetture del Vino”, finalizzato a selezionare imprese della filiera vitivinicola che presentino i piani più innovativi e validi, e alla Procedura Fast Track, che prevede tempi di finanziamento brevi, per progetti di innovazione e sostenibilità ambientale, superiori a 20 milioni di euro, solo per citarne alcuni.

Pur tuttavia i problemi nodali sono da sempre legati alla complessità di compilazione delle domande, ai vincoli di natura burocratica, ai tempi di analisi e approvazione dei piani presentati, come pure a quelli di concessione dei finanziamenti. Limiti sovente invalicabili.

Non solo: a livello nazionale ed europeo, si debbono prendere importanti decisioni per rispondere efficacemente e rapidamente alla crisi mediante nuove disposizioni riguardanti il lavoro famigliare, l’impiego di manodopera occasionale, l’ingresso di lavoratori stranieri, la concessione di sgravi fiscali, la disponibilità di prestiti a tasso agevolato, le sovvenzioni da parte dello Stato. “

Come pensa ne uscirà l’appeal del vino italiano nel mondo da questa emergenza?

” La criticità presente è destinata ad incidere profondamente sul modo di pensare, di vivere, di lavorare e di relazionarci. Ma questi giorni ci consentono anche di riflettere, di valutare e progettare per prepararci alla ripresa, che sicuramente arriverà, per essere pronti quando l’emergenza sarà finita.

Il Gruppo Vi.V.O. Cantine, come asserito, intende investire tutte le sue risorse migliori per realizzare la propria mission aziendale incentrata su responsabilità, efficienza, correttezza, affidabilità, nonché visione coerente del futuro.

E queste scelte, che hanno rappresentato e tuttora rappresentano i punti di forza di questa strategia aziendale, credo possano rivelarsi vincenti. A mio modo di vedere, lungo questa direzione dovrà muoversi compatto tutto il settore per non compromettere un mercato, una realtà che vantano una lunga tradizione ed hanno un elevato valore intrinseco, peraltro in costante crescita. Si tratta, in altri termini di tutelare un’immagine, una reputazione, una storia che costituiscono di fatto una autentica e straordinaria ricchezza, non solo economica. “